Al centro della nostra fede cristiana vi è il mistero che Dio ha scelto di rivelare, attraverso una sottomissione senza riserve al richiamo verso il basso. Dio ha scelto di manifestare la pienezza del suo amore in un uomo, la cui esistenza l’ha condotto a una morte umiliante, fuori dalle mura della città. Colui che era dal principio con Dio e che era Dio, si manifestò come piccolo e debole bambino, profugo in Egitto, adolescente obbediente, discepolo penitente del Battista, predicatore della Galilea, seguito da alcuni semplici pescatori.
La vita di Gesù di Nazaret è stata una vita di risposta alla tentazione del potere. Gesù non lascia dubbi sul fatto che la via che Egli ha vissuto è la via che indica ai suoi seguaci:” Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo..”(Mt 20,26-28). La via dell’abbassamento è la via della croce:” Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me..”(Mt 10,38..) Il discepolo è colui che segue Gesù lungo questa via ed entra con Lui in una vita nuova. E’ un cammino arduo e sconcertante. E’ la via di Dio, che si rivela nella discesa verso il basso, perché soltanto Colui che è Dio può spogliarsi dei privilegi divini e diventare come noi. La via dell’abbassamento è la via della croce, la via di Cristo. E’ proprio questo modo divino di vivere che il Signore vuole donarci, affinché diventi nostro, perché siamo trasformati in Lui, dal nostro rapporto con il suo Spirito. La vita spirituale è la vita dello Spirito di Cristo in noi e fra di noi. Lo Spirito Santo ci guida a percorrerla, non per farci soffrire, ma per aiutarci a vedere Dio presente in mezzo alle nostre lotte, per diventare testimoni della sua compassione, nella concreta situazione del tempo e del luogo in cui viviamo.
Signore Gesù, vogliamo entrare con te e come te nel mistero di questi giorni santi, in punta di piedi e con il cuore colmo di meraviglia per ogni tuo minimo gesto, per la tua più piccola parola, così pure vogliamo custodire ogni tuo sguardo e ogni tuo silenzio.
sr Annafranca Romano
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- Suor Viola
- Vangelo della domenica
Tutti gli anni la liturgia dedica questa domenica pasquale a presentarci Gesù nell’immagine – simbolo del “buon pastore”. Il vangelo di questa domenica è molto chiaro: le pecore sono il popolo di Dio che vive nel recinto della morte e che chiamato dal pastore “bello”, deve venir fuori verso i pascoli della vita eterna che lui solo può dare.
Per uscire c’è bisogno di ascoltare la sua voce, la sua Parola che libera e salva. Il pastore entra in questo recinto attraverso la porta: è di casa! Chiama le pecore una ad una perché con ognuna di esse ha una relazione profonda di comunione e postosi davanti a loro apre il cammino per la libertà. Chi non entra per la porta, chi non ha cura del bene delle pecore, chi le considera solo un mero possesso di cui servirsene è un brigante, non è di casa ed entra per forza nel recinto per spadroneggiare sulle pecore e non per dare vita in abbondanza. In queste poche parole Gesù sta ricordando ai suoi uditori che i farisei, i quali non avevano accolto né compreso il miracolo accaduto al cieco nato, spadroneggiano su di loro “imponendo pesanti fardelli” che tolgono loro la vita. Lui, invece, il Signore desidera radunare le pecore affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Questa è la bellezza della Parola che ogni domenica ci viene proclamata. Attraverso essa il Signore ci parla e noi se abbiamo familiarità con lui, ne riconosciamo la voce e lo seguiamo ovunque egli vada con la certezza di essere accompagnati lungo il sentiero della vita. Vigiliamo su questo dono. Ascoltiamo con attenzione la sua voce, facciamone tesoro e scopriremo i pascoli della comunione nei quali ognuno di noi potrà ritrovare la propria relazione di figlio e di fratello.
Non ascoltiamo voci che ci conducono lontano dal Signore e che ci fanno sperimentare quella morte interiore che spesso abita nel cuore di ciascuno di noi.
Suor Simona Farace