Pensate che sia giusto fare l'elemosina o dare un aiuto a chiunque te lo chieda, oppure bisogna essere capaci di fare dei “distinguo”? Oggi, in particolare, con tanta gente che chiede soldi in mille forme in ogni angolo della strada, fuori da negozi, chiese e centri commerciali. Per non parlare delle tante associazioni di volontariato, che spuntano come funghi, soprattutto in occasioni di eventi straordinari, di feste particolari o di grandi calamità in ogni parte del mondo: ti chiedono un'offerta, ti rilasciano anche una regolare ricevuta, ma poi, quei soldi? “Siamo sicuri, facendo l'elemosina, di risolvere i problemi di quelli che ce li cercano?
Certamente, sono tutte domande inevitabili e per certi aspetti anche legittime. E poi, c'è un'altra domanda, che ci facciamo come credenti, di fronte a queste situazioni: come cristiani, come Chiesa, è giusto che aiutiamo in maniera indiscriminata chiunque ci chieda aiuto? Oppure non è meglio organizzarci in modo che la carità venga fatta nel miglior modo possibile?
Un giorno, facendomi queste domande come credo se le faccia ogni sacerdote, mi sono imbattuto in un'intervista televisiva nella quale un sacerdote esprimeva questa teoria: “Chi sono i poveri che oggi ci chiedono l'elemosina? Oggi non ha alcun senso fare un'offerta anonima a persone sconosciute. Per gli aiuti e le offerte, ci sono le parrocchie, che conoscono i veri bisognosi del quartiere: per cui, se volete fare gesti di aiuto concreti, passate attraverso preti e associazioni, come la Caritas Parrocchiale o la San Vincenzo. Chi non ci dice che dietro quella persona che ti chiede soldi non ci sia un racket o un'organizzazione? O che sia costretto ad elemosinare, che poi gli requisiscono i guadagni, lasciandolo nella più totale miseria e nello sfruttamento?”.
In una delle parrocchie in cui ho svolto il mio ministero di parroco, ho conosciuto una nonnina a cui portavo la Comunione di nome Francesca. Francesca non aveva studiato teologia e ai suoi tempi forse nemmeno esisteva la Caritas parrocchiale. Non era capace di elaborare grandi teorie ma a era solita ripetere questo concetto: “Non rifiutare mai un aiuto a chi ti chiede qualcosa, e dai sempre l'elemosina a chi te la chiede, senza pensarci e senza guardare in faccia a chi hai di fronte: perché ricordati che il bene che fai, un giorno o l'altro, presto o tardi, ti torna indietro tutto. Esattamente come il male”.
E neppure credo che Francesca avesse mai letto o sentito parlare dell'illustre donna di Sunem che ospitò il profeta Eliseo, il quale, per tutta ricompensa, pregò Dio che rendesse fecondo il suo sterile grembo, e dopo un anno, lei ebbe la grazia di stringere un figlio tra le sue braccia.
Sono però sicuro, e senza alcuna ombra di dubbio, che Francesca, così come le nonne, i nonni, i papà e le mamme di molti di noi, gente di altre generazioni, abituate a essere nella necessità, e quindi a comprendere chi si trovava nel bisogno, avessero vissuto nella prassi, magari spesso senza nemmeno saperlo, quella parola del Vangelo che ha chiuso la Liturgia della Parola di questa prima, torrida domenica d'estate; una domenica dove giustamente molti iniziano a cercare, in qualche località di vacanza, riposo e ristoro dalle fatiche quotidiane, sfruttando bene quello che hanno guadagnato lavorando onestamente, mentre molte altre persone, in ogni parte del mondo, vivranno questa domenica come un giorno qualsiasi, come ogni altra domenica, cercando e chiedendo a qualcuno di poter avere qualcosa da mettere sotto i denti, o molto più semplicemente un bicchiere di acqua fresca.
“Chi avrà dato da bere anche solo un bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
E allora, se oggi qualcuno rivolgesse a me la domanda che vi ho rivolto all'inizio: “È giusto fare l'elemosina o dare un aiuto a chiunque te lo chiede?”, risponderei: “Francesca lo sapeva bene” perché questo è Vangelo.
don Franco Bartolino
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