“Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Da sempre l'uomo credente si pone questa domanda: se Dio è bene e vuole il bene, da dove ha origine il male? Domenica scorsa abbiamo ascoltato un brano evangelico di grande speranza, che ci parlava di un seme che dà frutto nonostante tutto; oggi invece siamo qui a chiederci perché Dio non può sconfiggere il male presente nel mondo. Perché ci sono tante cose che non vanno come dovrebbero? Perché la creazione sin dall'inizio ha voltato le spalle a Dio? E perché adesso, nonostante il male che c'è nel mondo, Dio non interviene nuovamente a mettere a posto le cose?

Del resto, con il “nemico” non ci può essere dialogo, il male va estirpato alla radice. Spesso la Chiesa si trova ad assumere atteggiamenti simili a quelli dei servi della parabola: “Signore, vuoi che andiamo a raccogliere la zizzania?”. E dal momento che estirpare il male dal mondo non è cosa semplice, allora si sta sulle difensive: come Chiesa, ci si preoccupa di salvare il salvabile più che di andare alla ricerca di ciò che è perduto; di difendersi più che di proporre; di stare rinchiusi piuttosto che di aprirsi; di irrigidirsi più che di dialogare; in definitiva, di conservare più che di annunciare.

Torniamo al testo della Sapienza che abbiamo ascoltato nella prima lettura: perché mai Dio dovrebbe arrivare al punto di doversi “difendere dall'accusa di giudice ingiusto perché non castiga i cattivi? Perché il criterio di giustizia di Dio è altro, rispetto al nostro. Essere giusto, per Dio, significa “amare gli uomini”, “dare loro la buona speranza” altro che strappare subito dal cuore dell'uomo la zizzania!

Per estirpare un male talmente radicato nel cuore di ognuno di noi, rischierebbe di lacerare un cuore capace anche di opere di bene. Bene e male sono così naturalmente coabitanti in noi da non poter, a volte, neppure essere distinti in maniera evidente.

Lo dice anche Paolo in un passaggio della lettera ai Romani: il nostro “libero arbitrio”, la nostra libera interpretazione delle cose, ci porta a volte addirittura a fare del male proprio mentre pensiamo di fare del bene. Se il male esiste nonostante Dio abbia fatto tutto bene, forse è perché ci sono momenti della nostra vita in cui sentiamo il “vuoto” di Dio e l'assenza del bene, ci porta a compiere il male.

Ma non c'è nulla, al mondo, che venga illuminato dal sole senza avere un'ombra; può sembrare paradossale, ma non c'è bontà di Dio senza un male che ne esalti ancora di più la grandezza, così come non c'è redenzione in Cristo senza una colpa, necessaria - addirittura “felice”, la definisce sant'Agostino - da sempre nascosta nel cuore dell'uomo, frutto del suo libero arbitrio, del suo tentativo di essere come Dio.

Fortunatamente, il Regno di Dio annunciato da Cristo è molto di più della colpa dell'uomo. Agli occhi del mondo appare debole, fragile, piccolo, insignificante come un granello di senape in mezzo ad altri semi, o come un pizzico di lievito mischiato in tre misure di farina. Ma una volta lievitata la pasta, diventa pane spezzato per tutti i popoli. Una volta cresciuto, il piccolo seme diviene un albero alla cui ombra l'umanità trova riparo e conforto.

Una massa di farina impastata non lievita all'istante; così come un albero in mezzo alla foresta non cresce in una notte. Occorre pazienza. Occorre attendere i tempi di Dio, accettando anche il male che ci sta intorno e che vive dentro di noi, quasi sempre a causa nostra, e mai per colpa di Dio.

Ciò che conta è che anche il bene cresca. Senza paura, senza giudizi, senza condanne, senza desideri di vendetta. Perché se “Dio è padrone di tutti, e questo lo rende indulgente con tutti”, anche noi non possiamo essere da meno.

                                                                                                                                                                                 don Franco Bartolino

Aggiungi commento

Inviando un commento accetti le politiche di privacy di piccolemissionarie.org
Informativa sulla privacy


Codice di sicurezza
Aggiorna