La Liturgia di questa Domenica ci riporta all’essenza di una vita in pienezza. Tutto parla dell’abbondanza dei doni di Dio, e in particolare, in coincidenza con la festa del perdono di Assisi, sovrabbonda il perdono, la misericordia. Se per un momento spostiamo il nostro sguardo Francesco d’Assisi, questo piccolo uomo di statura umana e spirituale gigantesca, comprendiamo che il segreto di una vita riuscita non sta’ nelle conquiste e nell’accumulo di vari generi, e tanto meno nelle varie categorie di ostentazioni personale e sociale; ma nel aprirsi con semplicità all’abbondanza dei doni di Dio.

La Liturgia della Parola ci parla di fame e di sazietà. E già dai tempi di Isaia il Signore promette un cibo gratuito per chi in Lui si affida e di lui si fida: Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, 
ascoltate e vivrete (Is 55,1-3). E mentre il Signore fa la domanda, lui stesso dà la risposta: Porgete l’orecchi e venite a me, ascoltate e vivrete.

 Quello che vediamo in “promessa”  al tempo di Isaia, il Vangelo ci rende vivo e attuale nella  moltitudine che va alla ricerca del Signore per “ascoltare” le sue parole e i suoi insegnamenti, forse più preoccupati della fame esistenziale che quella materiale. Carica quindi di quelle parole che arriva al cuore la gente sente che si può fidare di Colui che prima di saziare lo stomaco, sazia la fame di vita e di verità e impara dai gesti di Gesù il modo per saziarsi anche del cibo che sostiene il corpo e che crea la fraternità. Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Così noi, uomini e donne di questo tempo così contradditorio, continueremo “insoddisfatti” se non decidiamo di frequentare la Scuole di Gesù di Nazare per imparare le sue lezioni di umiltà, solidarietà, condivisione e comunione (Mt 14, 13-21).

 Nelle folle di ieri vediamo anche le folle di oggi che accompagnano la storia dell’umanità. E mentre cresce nel mondo lo scandalo della fame che lascia all’abandono migliaia di poveri, sfollati, peregrini, rifugiati; dall’altro vediamo lo spreco di chi ostenta ricchezza e potere senza misura. Ecco perché facciamo risuonare il canto fiducioso di Paolo Apostolo:

Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Rm 8,35.37-39). 

 Questa è la certezza-mandato nella quale ogni giorno  la Chiesa offre sull’altare dell’Eucaristia la possibilità per mantenere viva la speranza in un mondo dove tutti si siedono allo stesso modo intorno alla stessa mensa per condividere lo stesso pane.

Ogni giorno il Figlio di Dio si lascia sbriciolare nelle mani dei suoi apostoli per garantire il pane dell’uguaglianza che non è solo  la vita di chi crede ma la vita del mondo. Meraviglioso intreccio: da un lato il Dio onnipotente che sceglie di diventare briciole di pane; dall’altro la sua chiesa, ogni fedele, che accetta la sfida di continuare con i gesti e le parole eucaristiche la profezia del Regno.

                                                                                                                                                                                      suor Maria Aparecida pme

 

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