Esiste, nel nostro vocabolario, una parolina usata per indicare un fatto che avrebbe potuto impedire qualche cosa e tuttavia non l'ha impedita o non la impedisce: si tratta della parola “nonostante”. Chissà quante volte l'abbiamo usata per affermare che nella vita spesso c'è una forza che rema contro tutto quello che si cerca di fare, ma che alla fine non sarà mai forte come il risultato finale. Questa “magica” parolina è usata molto frequentemente in ambito ecclesiale e più in generale nella vita di fede. Spesso, nonostante ci sia dia da fare per creare delle vere comunità cristiane, si sbatte contro il muro dell'indifferenza, dell'apatia religiosa, della secolarizzazione che mette ai margini della vita di ogni giorno la dimensione del sacro; per contro, nonostante il senso di fallimento che si prova in questa quotidiana fatica, molti credenti, laici e consacrati, continuano in maniera eroica e spesso silenziosa ad annunciare la Parola. Perché nella vita di fede, nonostante tutto, c'è Dio. È lui che fa crescere ciò che lui stesso semina: a noi, chiede solo di coltivare e di custodire il suo campo. È lui che manda la sua Parola dal cielo e - come avviene per la pioggia e la neve cadute sulla terra - non la fa ritornare a sé “senza effetto”. Siamo spesso troppo convinti che tutto dipenda da noi, dai nostri sforzi, dai nostri comportamenti, dai nostri atteggiamenti, dalle nostre buone o cattive disposizioni d'animo. Come se dipendesse da noi il germogliare del seme della Parola di Dio. E allora siamo subito pronti a dare chiavi di lettura moralistiche alla parabola del seminatore che abbiamo appena ascoltato: per cui, dobbiamo darci da fare il più possibile, sforzandoci di essere terreno buono, liberando il nostro terreno dai sassi e dalle spine, allontanandoci dalle strade che ci distraggono, facendo scendere in profondità il seme gettato in noi, e via dicendo. Ma ci dimentichiamo la cosa più importante: chi fa crescere è Dio. È lui che coltiva. È lui che esce a seminare, a larghe mani, in una maniera talmente prodigo che butta seme dappertutto, anche dove non serve. E lo sa bene: ma non fa nulla perché avvenga il contrario. Potrebbe benissimo bonificare l'area e renderla più fertile; potrebbe quantomeno stare un po' più attento e allontanarsi dalla strada, ma non lo fa. Perché, nonostante tutto, il seme della sua Parola dà buon frutto. Nonostante le strade che percorriamo siano calpestate da ogni tipo di piede, tranne che dai piedi di chi annuncia la Buona Notizia, Dio semina anche là, lungo la strada.   Nonostante oggi ci lamentiamo che le chiese si svuotano, mentre i centri commerciali, le palestre e i locali “di tendenza” sono sempre pieni di gente in cerca di benessere, Dio continua a seminare anche là. Magari un giorno la sua Parola inciderà nell'animo delle persone più di quanto possa incidere la necessità di essere sempre giovani e belli. Nonostante i discorsi più profondi che si sentono fare oggi nelle piazze delle nostre città o tra i tavolini del bar, a far bello, i mondiali di calcio, Dio semina anche nella nostra quotidiana e superficiale banalità. Chissà, forse un giorno, magari anche aiutato dalle tempeste della vita, il seme della sua Parola riuscirà a penetrare nella profondità dei nostri discorsi, delle nostre menti e dei nostri cuori. Nonostante tutto, Dio semina e raccoglie, perché, proprio grazie a Lui, l'efficacia della sua Parola, non dipende da noi, ma solamente da Lui; ed egli ottiene “il cento, il sessanta, il trenta” per un solo chicco di grano gettato in terra… e questo, nonostante noi!

 

                                                                                                                                                              don Franco Bartolino 

Suor Patrizia Coppola, superiora generale, e suor Cristina Schiano di Scioarro sono arrivate in Brasile giorno 4 gennaio 2024. Visiteranno le comunità a 50 anni dalla fondazione della missione, avvenuta nel gennaio 1974 con suor Cristina, suor Maria Gabriella Tortorelli e suor Giuseppina Causa. Le celebrazioni inizieranno il 21 gennaio, saranno presenti le suore che hanno aperto la missione, tranne suor Giuseppina Causa per motivi di salute.

È vivace il racconto di Marco nel circondare la giornata di Gesù di ogni tipo di persone con la loro sofferenza e la loro
speranza: «Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita
davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di
parlare, perché lo conoscevano» (Mc 1,32-34). Sì, alla presenza di Gesù il male deve tacere, deve fare spazio alla Vita Nuova
che nasce dalla ricerca del Signore della vita, dall’ascolto sincero dalle Sue Parole che sono Spirito e Vita.
Proprio perché la nostra vita su questo mondo non passa di un soffio, segnata da illusioni e dolori (cfr. Gb 7,1-7), il
Figlio di Dio è venuto a sostenerci, ad alleggerire le nostre sofferenze. Egli non solo ci prende per mano, rialzandoci e
restituendoci l’energia e la forza come alla suocera di Pietro. Non solo ci libera da ogni specie malattie, ma porta Lui stesso i
nostri dolori inchiodandoli sulla Sua Croce. Gesù ci insegna, una volta per sempre, che la sofferenza non è castigo né ostacolo,
ma é costituita dell’essere sul giogo del peccato; ma non é  la fine dell’essere, anzi, nella sofferenza si può vivere la gioia dell’offerta di sé. Nella sofferenza si può trovare la gioia dell'imitare il Signore nel dare la vita perché altri abbiano la vita. Nella sofferenza è il sapore speciale di quell’annuncio di verità e vita che ci libera da ogni specie di schiavitù e ci rendi servi di tutti, come testimonia l’Apostolo Paolo (1 Cor9,16-19.22-23).
Ricercare la sofferenza sará sempre un sintomo di malattia. Ma la ricerca del Vangelo nella sofferenza sarà
sempre il vaccino per vincere ogni male: «Tutti ti cercano!». Chi ha potuto fare l’esperienza di avere veramente incontrato il
Signore puó dire come Paolo: «annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a
me se non annuncio il Vangelo!» (1Cor 9,16). E quanti hanno bisogno di questo annuncio, anche se apparentemente non lo
cercano!                                                                                                   

                                                                                                 sr Aparecida Da Silva

La solennità della SS. Trinità apre la nostra riflessione sul centro della nostra fede: Dio è unità e trinità.
A primo acchito, sembrerebbe quasi un’assurdità tale affermazione, ma sappiamo per fede che invece tutto ciò è vero e reale. Da sempre Dio si è fatto conoscere come relazione con il Figlio, con lo Spirito Santo, con l’umanità. Questa è una buona notizia! Il Dio cristiano non ama la solitudine, ma ricerca la comunione, la presenza, e per questo, chiede a noi di abitare nella nostra esistenza, di vivere con noi, di diventare sua dimora. Ognuno di noi, allora, è il “tempio Santo di Dio”, costruito sulla “pietra angolare” che custodisce il dono e la presenza della Trinità. L’essere uno e trino di Dio, ci spinge a riflettere tantissimo sulla nostra realtà  umana ed ecclesiale. Noi siamo stati creati ad immagine di Dio e sul modello della Trinità. Il nostro essere chiesa, il nostro essere inseriti in qualche gruppo o movimento ecclesiale, non è la stessa cosa che appartenere ad un club. Noi  “pur essendo  molti, siamo un corpo solo”, resi UNO dallo Spirito Santo, che ci invita all’unità conservando le nostre diversità. Lo Spirito Santo  non ci massifica, non ci chiede di perdere la nostra propria identità, ma ci propone l’Unità nella “comunione”, conservando le nostre specifiche caratteristiche.
All’interno della trinità il Padre non è il Figlio e il Figlio non è il Padre, ognuno è se stesso nell’unità, nell’Amore forte e profondo, nello Spirito Santo.
La liturgia odierna, infatti, ci propone ancora una volta, un itinerario interiore che ci farà approdare al cuore stesso di Dio, al Suo Amore che è dono e dono di fedeltà.
Guardiamo quindi alla Trinità, impariamo da Lei a vivere in comunione, con disponibilità e apertura, donandoci ai fratelli senza misura e senza remore, affidandoci totalmente nel cuore e nelle mani del Padre che ci accoglie, ci accompagna, ci sprona.

                                                                                                                                                           suor Simona Farace