Cura, tenerezza, verità

In questa 16^ domenica del tempo ordinario, sotto un sole torrido e un tasso di umidità altissimo, il Vangelo risuona ancora della sua bella notizia: Dio ha cura di ogni uomo, usa pietà e tenerezza e verità verso la sua creatura!
Nel Vangelo di Marco ritorna, riferita a Gesù, l’immagine del pastore buono che ha compassione del suo popolo, che realizza le profezie dell’AT e sconfessa tutti i falsi maestri e guru di ieri e di oggi rivelando i criteri di verità della profezia: “…Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni» (Isaia, 42, 2-4).
Gesù usa compassione nei confronti dei discepoli che tornano dalla missione, coglie l’entusiasmo, l’orgoglio, ma anche la fatica, il rischio di lasciarsi risucchiare dall’attivismo e dal protagonismo e li invita in disparte per riposare.
Ma cos’è questa compassione di Gesù? …E’ il sentimento forte di chi ha a cuore l’altro, la sua vita, il suo destino…è il non sottrarsi alla sofferenza, al rifiuto, all’isolamento per il bene dell’altro, è il coraggio di dire parole indigeste, amare anche. Gesù, allora, ha compassione dei discepoli e ritaglia il tempo di una vacanza. Uno spazio in disparte, da soli, per ascoltare le loro esperienze, i successi apostolici, delle folle che fanno ressa… E per fare verità nel loro cuore. Nel silenzio, quando la vacanza è davvero tale e prendiamo le distanze dalle routine e incombenze quotidiane affiorano più chiare le ragioni, il senso, le motivazioni del nostro agire. Gesù, sicuramente, non perde occasione per ricordare ai discepoli il senso della loro missione… Poco prima nello stesso capitolo del Vangelo di Marco vv.21-29, è raccontato l’esperienza apostolica di Giovanni Battista conclusasi con il martirio. Gesù, non può non aver raccontato loro di Giovanni…
Ma la vacanza dura poco per Gesù, perché “vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore…”.
E davanti a questo modo di agire, a questo sguardo carico di attenzione e cura, una preghiera ci nasce dentro: Signore Gesù, donaci un cuore come il tuo, capace di commuoversi davanti ai volti segnati che ci passano accanto, davanti alle tante tragedie che si consumano sotto i nostri occhi a volte indifferenti e impotenti. Donaci, di mettere mani e cuore al tuo Vangelo perché “nel tuo nome …” ci sia speranza dentro di noi e intorno a noi.

Viola Mancuso pme

Mt 28,16-20

“IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI, FINO ALLA FINE DEL MONDO”.

Il Vangelo di questa domenica ci riporta in Galilea sul monte dove Gesù ha dato appuntamento ai dodici.  Gli undici non mancano all’incontro, ma l’evangelista Matteo sottolinea un dettaglio:  “essi si prostrarono, ma dubitarono”. C’ è sempre nel nostro cuore forse la sottile paura che Dio ci possa ingannare, che l’esperienza con lui sia stata una delusione. Se da una parte spontaneamente ci prostriamo, forse altrettanto spontaneamente dubitiamo. Ma la pedagogia di Dio è sempre la stessa, la vicinanza. Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra …” ma il vero suo potere è proprio  il suo farsi vicino e infondere fiducia, inviare nel nome dell’amore affinchè  tutti i popoli possano comprendere che il Signore ci vuole figli.

“Fate miei discepoli battezzando nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”…Fate miei discepoli, cioè accompagnate gli uomini nel mistero della Trinità, avvicinateli ad un Dio trino ed unico, ad un Dio che assicura la sua presenza costante nella storia.  Anche gli undici faranno discepoli, e il loro potere sarà sempre la forza della comunione, si è potenti insieme, si è autentici condividendo, si è testimoni nell’amore reciproco e fedele.

Gli Atti degli Apostoli infatti ci confermano che la Chiesa è nata in forza della comunione: “Guardate come si amano”…sarà questo il segno distintivo dei seguaci di Gesù.

Tutto questo è possibile perché Dio è rimasto con noi, la sua presenza è la garanzia della comunione,  infatti il Vangelo chiude proprio così: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Tutti i giorni e fino alla fine, non c’è più un tempo e uno spazio senza Dio, la sua presenza pervade l’universo e rende nuova ogni cosa.

suor Giuliana

Gv 15,26-27;16, 12-15

Oggi celebriamo la festa della Pentecoste, la festa della chiesa che finalmente ha il coraggio di dire quello che è e di testimoniare colui al quale appartiene.

Gesù nel vangelo ce lo ricorda: “quando verrà Lui…lo Spirito darà testimonianza di me, e anche voi mi darete testimonianza”. La presenza dello Spirito ci conferma prima di tutto chi è Gesù, ci fa comprendere in profondità il suo messaggio e ci rende possibile annunciarlo, testimoniarlo, viverlo.

La promessa dello Spirito da parte di Gesù ci proietta verso il futuro, ad un futuro di verità e soprattutto ci assicura che sempre ciò che è di Dio e da Dio verrà annunciato. Inizia così una nuova avventura, il cammino è appena all’inizio, lo Spirito farà comprendere molto ancora, Dio nella nostra vita è  novità  continua, è il Vangelo  che si realizza in ogni vita, in ogni storia. Lo spirito ha forse il compito di accompagnare questo Vangelo che prende nuove forme e nuovi volti e riesce ancora a far innamorare di Gesù Cristo. Ancora, che si annuncia ancora.

La presenza dello Spirito è ancora un’altra premura da parte di Dio, in questo nuovo viaggio si mette accanto a noi come Paraclito, accompagna i passi incerti, incoraggio i passi fermi, dà il ritmo giusto ai passi veloci. È come un capitano che non prende il timone, lo lascia a noi, ma non abbandona la sua nave mai.

Suor Giuliana

Mc 16, 15-20

Andate! È ormai tempo per partire, Gesù dopo aver confermato per 40 giorni la fede degli apostoli e soprattutto la fede nella sua Resurrezione, da finalmente l’invio. La prima comunità è chiamata a portare la bella notizia a tutti, ad ogni creatura, è chiamata a far comunità con tutti, con il mondo intero. Questo è il vero vangelo da portare, la vera bella notizia, proporre una vita da figli, cioè da persone libere e amate. Chi crederà…sarà battezzato, cioè sarà reso figlio. È questa la missione degli undici, è questo il compito della chiesa, ricordare a tutti la possibilità di essere figli, di appartenere a qualcuno, di fare parte da sempre del progetto d’amore del Padre portato a compimento in Gesù.

Andate!!! E non come sprovveduti, perché il Signore confermerà il loro operare o meglio tutto ciò che si compirà nel suo nome, e solo se si va nel suo nome sarà possibile sconfiggere il male, parlare lingue nuove, superare ogni ostacolo.

Gesù fu elevato in cielo, d’ora in poi sarà necessario alzare lo sguardo, guardare in alto dov’è Lui per poter annunciare, testimoniare e vivere il vangelo. Ciò che Gesù ha fatto e insegnato ora tocca a loro viverlo, ha camminato con e in mezzo agli uomini con lo sguardo e il cuore rivolti al Padre.

Vivere il mistero dell’ascensione forse significa proprio questo anche per noi, immergerci nella storia, in ogni luogo e periferia ma con lo sguardo sempre rivolto verso l’alto.

Gv 15,1-8

Anche in questa domenica il vangelo di Giovanni ci aiuta a comprendere ancora di più l’identità di Gesù, anzi è lo stesso Gesù che dopo essersi definito “buon pastore” e “porta”, oggi ci dice di essere la “vera vite”.                                                                  Ricorre ad un’immagine semplice, viva per raccontare Dio, la nostra vita, la nostra fede: Egli la vite, noi i tralci, Dio  il contadino che con pazienza e amore si prende cura della sua creatura. Gesù ricorre ad  una parabola per farci comprendere il suo rapporto con il Padre e  esortarci così a curare la nostra relazione con Dio che è una relazione di reciprocità e responsabilità, di scelte radicali, appassionate… affinchè ci sia “molto frutto”. Perché solo ciò che si ama cresce, matura, si moltiplica.

E’ ancora un invito accorato, insistente e dolce nello stesso tempo a rimanere non solo con Lui, ma in Lui. A Dio interessa che la nostra vita sia feconda e bella.

Ci vuole in lui, non per Lui. Per noi, per la nostra gioia. Facciamo parte di Dio, siamo uniti a Lui in maniera indissolubile, se ci taglia è solo perché ci vuole migliori. È questa la promessa per chi è suo discepolo, avere tutto in comune con Dio, tanto da poter chiedere qualsiasi cosa ed averla, così come nella propria casa. Perché nel cuore di Dio noi siamo di casa. Oggi il Signore ancora una volta con tenerezza ci chiede semplicemente di rimanerci.

Suor Giuliana