Gesù continua la sua vita pubblica e la sua predicazione, il Vangelo di oggi ci presenta Gesù che insegna come uno che ha autorità.
Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come “uno che ha autorità”…Sarà questo elemento dell’autenticità a rendere Gesù subito un maestro affascinante e pericoloso, che è bello ascoltare e seguire…la sua parola sa di novità, ma nello stesso tempo è un insegnamento che non lascia tranquilli.
L’insegnamento di Gesù è accompagnato dall’autenticità della vita e delle scelte. Tutti riconoscono ciò che è vero, ciò che è autentico, ciò che davvero tocca il cuore. Non riconoscono l’autorità di Gesù solo coloro che lo ascoltano con gioia, che lo accolgono nel loro cuore con semplicità, che si lasciano trascinare dal suo insegnamento… Il modo di fare di Gesù suscita domande e perplessità intorno, e ad alcuni la sua presenza risulta come una minaccia. Che vuoi da noi? Sei venuto a rovinarci? È una domanda, ma nello stesso tempo è come una affermazione, tu sei colui che ci rovina, tu sei il bene, tu sei Dio. Il male non ha paura di niente, nè tanto meno del male, il male in realtà teme solo il bene. Dio è venuto a rovinare ciò che non ci appartiene, quella parte di cattiveria che non è nostra, ma di cui ci siamo appropriati. E’ venuto a distruggere in noi l’ipocrisia, la mediocrità, la superficialità, tutto ciò che non ci fa più assomigliare a lui, tutto ciò che non è il bene e che non dice la verità di noi.
In questa domenica anche noi siamo chiamati ad essere affascinati dall’insegnamento di Gesù, e perché no? A sentirci anche un pò minacciati, scomodati, spinti a vivere in maniera autentica la vita.
Che il Signore possa davvero eliminare in noi tutto ciò che ci impedisce di accogliere il suo Vangelo di gioia, perché forse il vero peccato è proprio questo: non fare spazio al Vangelo nella nostra vita.
È iniziata la predicazione di Gesù, in questa pagina di Vangelo lo troviamo che percorre le vie di Galilea invitando alla conversione, annunciando: Il Regno di Dio è vicino. La conversione consiste proprio in questo: accorgersi della vicinanza di Dio, della sua presenza nella nostra vita. Il cambiare vita è frutto di questa certezza, è conseguenza del farsi prossimo di Dio. Così è avvenuto per i discepoli: essi sperimentano la vicinanza del regno di Dio…Gesù passa accanto al loro quotidiano, li vede e li chiama. I discepoli non sono diventati migliori nel momento in cui Gesù ha bussato alla porta della loro vita, ma quando hanno accolto l’invito a lasciare le reti e a seguirlo. Essi hanno permesso a Dio di renderli migliori, diversi, più uomini e pescatori di uomini. E allora Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, si mettono al seguito del Signore, intuendo che qualcosa sarebbe cambiato nella loro vita per sempre. Ancora una volta in questo veloce susseguirsi di chiamate da parte di Gesù emerge chiaro e insistente il desiderio di Dio di creare un legame, un rapporto, una relazione con gli uomini. Venite con me ripete Gesù, ma non per me, bensì per voi. Vi farò, infatti pescatori di uomini, vi insegnerò l’arte della comunione e della condivisione, darò alle vostre vite un senso pieno, allargherò le reti del vostro cuore e l’orizzonte della vostra mente. Venite con me, perché voi siete fatti per cose più grandi, voi siete chiamati a vivere e dare la vita, insegnando la via del dono e dell’offerta, fino alla fine, come me! suor Giuliana
Gv 1,35-42 Anche in questa domenica troviamo la figura di Giovanni Battista che ancora una volta sa indicarci il Signore. Da vero maestro invita i suoi discepoli a seguire l’agnello di Dio, gli sta a cuore la loro felicità. Ricorda loro così che lo scopo è incontrare Gesù. Ma Gesù non da risposte, né felicità immediate, piuttosto pone una domanda: ”Che cosa cercate? Poi propone un cammino e una scelta: “Venite e vedete”. I discepoli scoprono il loro desiderio di stare con Gesù, di condividere la sua vita, infatti dopo aver visto rimangono e in quel rimanere scoprono di aver trovato il Messia. Il Signore è l’unico tesoro che non si può tenere per sé, va subito annunciato, così fa Andrea con Simone: racconta di Gesù al fratello e lo conduce a lui. È proprio così veniamo tutti in qualche modo condotti al Signore e nello stesso tempo siamo chiamati a condurre gli altri. E con questi altri il Signore farà grandi cose, come con Simone che subito gli consegna un nome nuovo e, nel nome, la missione. Sono poche righe di Vangelo ma di una intensità incredibile: vite e ricerche che si intrecciano, gioie che si condividono, inviti che si accolgono, storie che cambiano. Tutto questo è possibile anche per noi perché ci sarà sempre chi ci indica veramente il Signore attraverso mille mezzi e infinite vie. Ma l’incontro con Lui sarà possibile anche perché sempre avremo nel cuore la sete di Dio, il desiderio di felicità che Lui stesso suscita in ciascuno e la semplice gioia di sapere dove dimora e di rimanere con Lui. suor Giuliana
Dopo aver contemplato il Verbo incarnato e averlo adorato con i re magi oggi il vangelo ci porta al fiume Giordano. E qui avviene l’incontro tra Giovanni e Gesù, l’annunciatore e colui che viene annunciato.
Sembra molto chiaro il ruolo di ognuno, Giovanni sa di non essere degno, sa che il suo tempo è finito, e come profeta qual è riconosce in Gesù il messia, e, come ci descrivono gli altri sinottici fa fatica ad accettare di battezzare Gesù. Ma Gesù inizia la sua missione stravolgendo la normalità, lui che si è consegnato agli uomini già dalla nascita si fa battezzare da Giovanni, questo non diminuisce la sua dignità di Dio ma insegna un nuovo modo di relazione con lui. Si fa battezzare, come tutti, assieme alla folla dando già un sapore di novità così il suo cammino con gli uomini, alla sua predicazione, all’annuncio di un vangelo che finalmente non punta il dito, non rimprovera, non giudica.
È interessante la sottolineatura di Marco: “Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni” . Gesù si mette in cammino per arrivare al giordano, per compiere quel gesto come a dirci che la nuova vita con Dio, inizia solo se ci muoviamo, se andiamo incontro all’altro, se ci mischiamo con la folla.
Segue poi il battesimo di Gesù, la rivelazione più bella della nostra fede, il cielo si squarcia, lo spirito scende sotto forma di colomba e la voce del Padre che conferma il suo amore per il figlio e nel Figlio per tutta l’umanità. Gesù inizia la sua vita pubblica come sotto il segno della comunione, come a dire che da soli non si può annunciare niente di bello, è solo la comunione rende possibile l’amore vero.
“Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” , una affermazione che ci riempie il cuore e ci fa sentire veramente amati. Questa è la missione di Gesù e di quanti lo seguono, ricordare agli uomini che sono amati. Questa certezza cambia la nostra storia e quella del mondo, da qui parte un nuovo modo di esistere, da cui nascono le scelte per la vita, da cui l’altro diventa fratello e prossimo.
Oggi siamo invitati a sostare davanti al mistero dell’Incarnazione e guardare con gli occhi dell’evangelista Giovanni. Questa pagina evangelica infatti ci dà una visuale completa, totale, della storia della Salvezza in cui l’Incarnazione non è un avvenimento a se stante, ma piuttosto la conseguenza logica dell’opera di Dio nella storia.
“In principio era il verbo…e il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi!”È tutto racchiuso qui, il Verbo è creatore, è capace di generare e far diventare figli, è luce che diventa figlio, fratello, uomo, bambino. Il verbo è luce che le tenebre non hanno vinto, ma che gli uomini hanno rifiutato. Il Natale è la festa della luce, di quella luce che ci raggiunge e si lascia raggiungere. La grotta, infatti è il luogo dove possono andare tutti, è un luogo senza porte, aperto agli uomini e al creato, luogo dal quale si può contemplare direttamente il cielo, dove l’essenziale ci rimanda subito all’essenza delle cose e della vita.
La grotta è davvero il luogo dove possiamo lasciarci raggiungere anche noi, dove possiamo imparare ad amare partendo dalle cose insignificanti, dove le nostre tenebre possono diradarsi, dove l’egoismo può essere sconfitto per sempre, dove finalmente potremo capire che il vero e l’unico potere è quello dell’amore disarmato che si fa incontro, casa e dimora.
Da questo luogo è più semplice comprendere il mistero dell’Incarnazione, è più chiaro il disegno d’amore che prende forma e volto, che diventa presenza e che un giorno per tutti diventerà pane della Vita. La grotta ci insegna anche l’arte della fedeltà, rimanere nella nostra grotta quando tutto va male, quando il freddo è insopportabile, quando scende la notte…Rimanere, perché si ama solo rimanendo! Il natale ci ricorda proprio questa scelta di Dio di rimanere con gli uomini per sempre e invita noi a scegliere Dio per sempre.